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Immagine hero di Villa Pisani

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Gli affreschi dei Tiepolo

Nel 1760, il procuratore di San Marco Almorò III Alvise Pisani commissiona la decorazione del grande Salone delle Feste, vero cuore del palazzo sulle rive del Brenta, al genio della pittura veneziana del Settecento, Giambattista Tiepolo.

Si tratta di un intervento ambizioso, destinato tanto al soffitto di 23 metri di lunghezza per 13,85 di larghezza, quanto alle pareti laterali, compreso il ballatoio ligneo intagliato. In una lettera ad Algarotti, il pittore stima che i lavori potranno occuparlo per tre o quattro anni. In realtà, in seguito alla convocazione del re di Spagna Carlo III di Borbone, sarà costretto a lasciare incompiuta l’opera partendo nel 1762 per Madrid, dove finirà i suoi giorni il 27 marzo 1770.

Nel Salone delle Feste, Giambattista Tiepolo opera in équipe con il figlio Giandomenico, il pittore Jacopo Guarana e il grande quadraturista Pietro Visconti. Riserva per sé la grande scena a soffitto, aperta su un vertiginoso cielo solcato da nubi, sintesi delle ricerche di una vita, idealmente iniziate con l’Assunta della parrocchiale di Biadene e l’Apoteosi di Santa Teresa nella chiesa degli Scalzi di Venezia. Il soggetto trattato è una complessa allegoria celebrativa della famiglia Pisani. Alle pareti, sopra il ballatoio, il figlio Giandomenico realizza altre allegorie a monocromo su fondo dorato, riprendendo una soluzione formale sperimentata pochi anni prima nell’Oratorio della Purità di Udine.

L’intero complesso costituisce l’ultima grande opera di Tiepolo realizzata in terra veneta: quasi un testamento artistico del pittore: superati i sessant’anni e segnato dalla gotta, forse intuiva che rispondendo alla chiamata del re di Spagna sarebbe stato molto difficile poter rivedere le sue terre.