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Immagine hero di Villa Pisani

Orari di Apertura

Mar-Dom e festivi: 10:00-18:00

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Biglietto intero: €11. Biglietto ridotto: €8.

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Via Doge Pisani 7 - 30039 Stra (VE).

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La Storia

Un “sogno” internazionale

Il progetto fu affidato al conte Girolamo Frigimelica Roberti, intellettuale e architetto, che disegnò un giardino alla francese disseminato di architetture e chiuso sul fondo dallo scenografico corpo delle scuderie, lasciando incompiuti alla sua morte i lavori al corpo principale della Villa. Con la sua eccezionalità e il suo respiro europeo, l’intero progetto s’inseriva entro un ambizioso quadro di affermazione sociale e politica dei fratelli Pisani che trovò il suo coronamento nell’elezione al dogato veneziano di Alvise Pisani, avvenuta nel 1735. Avvenne probabilmente in tale contesto la convocazione dell’architetto Francesco Maria Preti per dare compimento alla Villa secondo un nuovo progetto a due cortili impostato su un asse passante proiettato verso il Giardino e le Scuderie.

In accordo con la magnificenza degli esterni, l’interno, allestito dai Pisani con raffinati arredi barocchi, sculture di Andrea Brustolon, Juste Le Court, Filippo Parodi e tele di Francesco Zuccarelli, fu nobilitato dall’intervento di Giovanni Battista Tiepolo che, prima di partire per la corte di Madrid, nel 1760-62, realizzò sul soffitto del Salone, entro quadrature di Pietro Visconti, la magistrale Apoteosi della famiglia Pisani, affidando al figlio Giandomenico le allegorie a monocromo delle pareti. Altri ambienti della Villa presentano importanti lavori di Jacopo Amigoni (Giudizio di Paride), Jacopo Guarana (Storie di Bacco), Giambattista Crosato (Sala del Trionfo delle Arti), mentre i corridoi sono ingentiliti da ariose vedute di città e scene pastorali di Giuseppe Zais.

Testimone della caduta della Repubblica di Venezia (1797) e della crisi finanziaria della famiglia Pisani, la Villa conobbe una nuova gloriosa stagione grazie a Napoleone Bonaparte, che nel 1807 l’acquistò dagli eredi Pisani al costo di 1.901.000 lire venete per poi affidarla al figliastro, il viceré d’Italia Eugène de Beauharnais. In questa circostanza, soppalcando l’antica chiesa e ristrutturando alcuni ambienti nei settori meridionali furono realizzati gli appartamenti ‘stile impero’ del Beauharnais, con la celebre Camera napoleonica, e della viceregina Amalia, con la raffinata camera da letto comunicante con una preziosa sala da bagno al pianterreno affrescata alla pompeiana.

La nuova funzione di reggia suburbana sarebbe stata conservata anche dopo la sconfitta di Napoleone (1814), con l’instaurazione del Regno Lombardo-Veneto. In particolare Maria Anna Carolina Pia di Savoia, imperatrice consorte di Ferdinando I d’Austria la elesse a luogo prediletto di villeggiatura e d’ospitalità per l’aristocrazia europea in visita a Venezia. Grazie al viceré Ranieri Giuseppe d’Asburgo-Lorena, il Giardino che negli anni dell’amministrazione francese aveva conosciuto una drastica revisione rispetto all’originario disegno Pisani, si arricchì di un’importante selezione di agrumi nell’Orangerie e di una raccolta di piante esotiche che tuttora compongono la ricca collezione botanica del Museo.

L’annessione del Veneto al Regno d’Italia (1866) avrebbe segnato una svolta nella vita della Villa che nelle intenzioni dei Savoia perse la funzione di rappresentanza e di residenza, finché nel 1884 fu istituita regio museo continuando ad attrarre visitatori illustri (Richard Wagner, Gabriele D’Annunzio), divenendo teatro del primo incontro tra Mussolini e Hitler nel 1934, suscitando l’interesse di Pier Paolo Pasolini che qui girò uno degli episodi di Porcile (1969).